I San Antonio Spurs hanno sprecato in casa un vantaggio massimo di 14 punti nel secondo tempo, cadendo nella prima partita delle Finali NBA contro i New York Knicks mercoledì. Il giorno dopo, Victor Wembanyama, in vista della Gara 2, ha dichiarato che la squadra non deve «andare oltre le proprie possibilità» sul palcoscenico delle Finali: basta ritrovare il gioco che hanno praticato tutta la stagione.
La prima partita non ha messo in luce carenze di talento
Wembanyama ha attribuito per primo la sconfitta allo stato mentale, non a semplici dettagli tecnici. «Penso che abbiamo perso quella partita per motivi che non sono nemmeno tanto tecnici», ha detto. «Dobbiamo affrontare la gara con uno stato d’animo migliore. Basta giocare la nostra pallacanestro, restare normali: non serve fare nulla di incredibile.»
Per lui, «normale» significa dettagli, fiducia e impegno collettivo — proprio ciò che ha portato gli Spurs al secondo posto della classifica nella regular season e alla qualificazione dopo sette partite contro i campioni in carica Oklahoma City Thunder nelle finali di Conference Ovest. Ha spiegato che la normalità è fidarsi l’uno dell’altro, credere nel piano di gioco ed eseguirlo con determinazione, non affidarsi eccessamente al talento con tiri forzati o al «salvataggio in solitaria». «Abbiamo giocato così per tutta la stagione e abbiamo vinto così: non c’è motivo di cambiare approccio all’improvviso nelle Finali.»
Feeling personale e pausa tra le gare
Questo non significa che Wembanyama, candidato MVP e tra i migliori per il premio di Difensore dell’Anno, si sottragga all’autocritica. Nella prima partita ha realizzato 6 tiri su 21 per 26 punti e ha ammesso di essere stato «pessimo». Dal punto di vista del calendario, dopo la G1 di mercoledì sera servono giovedì media e preparazione per la Gara 2: un passaggio così ravvicinato, con l’intensità delle Finali, mette alla prova concentrazione e recupero fisico di un giovane leader — un «esaurimento emotivo» in meno significa un filo in più di spazio per i dettagli esecutivi in G2.
Per gli Spurs, ogni intervallo in una serie al meglio delle sette è prezioso. Vedere il vantaggio in casa erodersi nella prima partita, oltre al piano tattico, può alimentare l’impazienza di «chiudere tutto in un colpo solo»; la «normalità» sottolineata da Wembanyama serve essenzialmente, sotto la pressione del calendario, a riportare il ritmo alla media stagionale ed evitare di colmare le oscillazioni mentali con hero ball fuori schema.
Johnson: 16 assist non sono da questi Spurs
L’allenatore Micah Johnson ha messo a fuoco le scelte in attacco e il passaggio. La difesa aggressiva dei Knicks ha costretto a molte decisioni sbagliate; lui si aspetta dai suoi migliori scelte di tiro e un passaggio in più. «Sedici assist non rispecchiano lo stile di questo programma da quando sono io sulla panchina, e nemmeno da decenni prima», ha detto Johnson. «Dal punto di vista dell’attacco di squadra e del nostro DNA, non passiamo abbastanza e non mettiamo abbastanza pressione in area: il risultato è un mare di “canestro fatto o sbagliato”, isolamenti basati sul talento invece di giocare insieme e costringere la difesa a scegliere».
Ha anche riconosciuto il merito agli avversari: «New York merita molti complimenti». In assenza di statistiche avanzate complete di questa partita nel database, stando alle informazioni disponibili, i 16 assist e l’efficienza individuale di Wembanyama (6 su 21) dipingono già il profilo dell’attacco in Gara 1: più «talento che sblocca il gioco» che «sistema che smonta la difesa» — proprio il conto che Gara 2 deve correggere.
Come si guarda alla Gara 2
La serie resta al meglio delle sette; perdere Gara 1 in casa non chiude la partita per gli Spurs, ma la finestra per aggiustarsi prima della seconda gara è stretta: tornare alla «normalità» in testa e tornare a condividere la palla e attaccare il ferro sono la linea condivisa da Wembanyama e Johnson. I punti da osservare sono chiari: Wembanyama può alzare la qualità delle scelte di tiro mantenendo la presenza difensiva; assist di squadra e pressione in area possono tornare alla media stagionale.
Dal punto di vista del recupero sul calendario, il vero avversario degli Spurs, oltre ai Knicks, è il rimbalzo emotivo dopo la sconfitta d’esordio e la gestione delle energie nel rotation. Se in Gara 2 un attacco da 16 assist restasse la norma, per quanto talento ci sia sarà difficile riportare la serie in parità sotto la pressione esterna al Madison Square Garden — tornare alla «normalità» significa affrontare le Finals come una partita qualsiasi, ma rispondere con un’esecuzione da playoff.