Giovedì, il Manchester City ha smentito ufficialmente le voci di mercato su Erling Haaland provenienti dalla Spagna e ha lasciato intendere che potrebbe intraprendere azioni legali per l’uso improprio dell’immagine di Erling Haaland. La polemica nasce dalla campagna elettorale per la presidenza del Real Madrid: l’imprenditore nel settore delle energie rinnovabili Riquelme, comparso mercoledì in un programma televisivo spagnolo, ha alzato una maglia del Real con il nome di Haaland stampato sopra, inserendo l’attaccante norvegese nelle proprie promesse elettorali.
La retorica elettorale si scontra con un contratto di nove anni
Riquelme sfida il presidente in carica Florentino Pérez: è la prima volta in vent’anni che la corsa alla presidenza del Real non vede Pérez praticamente da solo in campo. Il club non ha vinto trofei importanti per due stagioni consecutive; circa centomila soci hanno diritto di voto domenica e il peso delle schede condizionerà direttamente le narrative di calciomercato del Madrid per gli anni a venire.
Riquelme ha affermato in trasmissione che Haaland, autore di 38 gol in tutte le competizioni la scorsa stagione, avrebbe una clausola rescissoria e desidererebbe passare al Real; se dovesse vincere domenica, darebbe priorità a quel trasferimento. Quasi nello stesso momento, il padre di Haaland Alfie e l’agente Rafaela Pimenta hanno pubblicato una dichiarazione congiunta definendo «infondate» quelle affermazioni. Il portavoce del City è stato ancora più netto: quel trasferimento sarebbe «del tutto impossibile» e non esisterebbero clausole contrattuali in grado di renderlo possibile.
Per Haaland personalmente, non è la prima volta che finisce nel «copione del Real». Quando lasciò il Borussia Dortmund nel 2022, avrebbe potuto approdare al Bernabéu, ma scelse il City dove aveva giocato suo padre e nel gennaio 2025 firmò un nuovo contratto lungo fino a nove anni e mezzo. Nelle ultime quattro stagioni ha vinto tre volte la Scarpa d’Oro della Premier; pur avendo dichiarato pubblicamente che un giorno vorrebbe giocare con il Real, le fonti non indicano insoddisfazione verso il City. L’iniziativa di Riquelme in televisione sembra più legare il nome del calciatore al voto che rispondere a una reale finestra di mercato.
Dall’opzione del Bernabéu alla scelta dell’Etihad
I punti di svolta nella carriera di Haaland si scrivono spesso agli incroci del «andare o restare». Quella scelta del 2022 ha compresso talento, legami familiari e progetto sportivo sulla stessa linea temporale: il richiamo del Real Madrid era reale, il Manchester City ha invece trattenuto il suo attaccante di riferimento con una pianificazione a lungo termine. Oggi, che i candidati alle elezioni lo riscoprano ancora esibendo la maglia, significa in sostanza sfruttare un giocatore ancora in attività, appena legato da un rinnovo lunghissimo: non è come un normale indiscreto di mercato, tocca il controllo del club sull’immagine del calciatore.
Il City sottolinea che le storie circolate in Spagna sono «infondate» e non esclude un’azione legale, proprio per «l’uso dell’immagine del nostro giocatore in questo contesto». Per il rapporto tra giocatore e tifosi, questo tipo di campagna pubblica in stile «sequestro di immagine» può far sentire i sostenitori a disagio, come se le loro volontà fossero state «rappresentate» senza consenso: il team di Haaland si è distanziato in fretta, il club difende contratto e reputazione. A breve termine resta da vedere se scatterà un procedimento, ma la posizione del club ha già spostato la vicenda dal gossip a una controversia di conformità.
Il nome di Rodri torna sulla lista elettorale
Riquelme non ha parlato solo di Haaland. Ha anche detto che farà di tutto per ingaggiare il centrocampista spagnolo del City Rodri, spiegando di aver già contattato l’agente del giocatore e di voler fare «tutto il possibile» per portare il vincitore del Pallone d’Oro a Madrid. Rodri e Haaland sono entrambi pezzi chiave del Manchester City in corsa per i titoli; in nazionale, la Spagna è seconda nel ranking FIFA con 1876,40 punti, un gradino in meno rispetto al precedente aggiornamento ma ancora tra le élite europee. Inserire due pilastri del City ancora in attività nelle stesse promesse elettorali accentua il carattere di «guerra degli slogan di calciomercato» di questa campagna.
Domande, pressioni e cosa osservare
Il vero nodo della questione è: un candidato alla presidenza può scambiare maglie e promesse di trasferimento per voti senza l’autorizzazione del club e del giocatore? Per il Manchester City, Haaland è uno dei volti simbolo dell’Etihad Stadium (55.097 posti); per il Real Madrid, la politica societaria dietro il Bernabéu (85.454 posti) ha urgente bisogno di un rilancio morale. Riquelme ha legato la priorità sui trasferimenti alla vittoria elettorale, amplificando il clamore mediatico ma anche il rischio di cause legali e il contraccolpo sulla reputazione: se le promesse non si concretano, il danno non colpisce solo il candidato.
I risultati del voto di domenica decideranno se questa narrativa «Haaland + Rodri» entrerà nell’agenda della dirigenza del Real Madrid. Prima di allora, i punti più realistici da seguire sono: se il City presenterà una causa formale, se l’entourage di Haaland continuerà a chiarire la situazione e come la fazione di Pérez risponderà al format televisivo dell’avversario. Per i tifosi della Premier, il futuro di Haaland deve ancora ancorarsi a contratto e fatto sportivo — non a un nome sganciato su un programma TV spagnolo.
Sul piano della carriera, Haaland torna ancora una volta al centro della tempesta, ma la leva resta in mano a lui e al City: nel 2022 aveva già fatto una scelta, e il lungo contratto del 2025 ha spostato il «un giorno al Real» da incognita immediata a tema di lungo periodo. Le elezioni possono generare titoli, ma difficilmente sostituiscono clausole scritte nero su bianco.