Roy Keane, in un programma di commento calcistico, ha definito John McGinn, capitano dell'Aston Villa e della Scozia, un «giocatore da pub», affermando che quando il centrocampista di 31 anni non è in forma le sue prestazioni sono «terrificanti». Un linguaggio piuttosto duro, che ha spinto l'opinione pubblica a riconsiderare il duplice ruolo di McGinn in club e nazionale.
Pilastro del Villa, perché le critiche?
Secondo quanto ci risulta, McGinn ha disputato 86 partite con la Scozia e ha giocato ogni singolo minuto nelle qualificazioni mondiali, risultando uno dei protagonisti della qualificazione al Mondiale FIFA 2026. A livello di club, da capitano del Villa ha contribuito con 10 gol e 8 assist dal centrocampo, portando la squadra al quarto posto in Premier League e alla vittoria dell'Europa League; in semifinale contro il Nottingham Forest ha anche firmato una doppietta. I numeri parlano chiaro, e per questo le critiche di Keane suonano particolarmente stridenti.
Le parole di Keane sono state piuttosto taglienti: «È quel tipo di giocatore: nei giorni in cui è fuori forma e gioca sotto tono, sembra un giocatore da pub. Quando non è in giornata, le sue prestazioni sono terrificanti, e quando va male va davvero male.» Ha anche aggiunto di osservare McGinn da abbastanza tempo e di capire perché tutti gli allenatori l'abbiano sempre voluto in campo: «A tutti questi tecnici piace, e c'è sempre un motivo.»
Stupore tra i colleghi, ma Keane lo terrebbe comunque
In studio, Ian Wright e Gary Neville hanno mostrato la loro sorpresa per queste dichiarazioni. Wright ha detto di aver visto McGinn disputare poche partite davvero negative; Neville ha poi chiesto a Keane: «Lo prenderesti nella tua squadra? Lo terresti nel tuo gruppo?» Keane non ha esitato e ha ammesso con franchezza: «Certo che sì, assolutamente. Che il Villa giochi a questo livello, con lui in prima linea, non sorprende.»
Questo scambio mette in luce il nocciolo delle critiche di Keane: non si tratta di negare le qualità di McGinn, ma di mettere in dubbio la sua continuità. Per un centrocampista che deve scendere in campo ogni settimana, il tetto è alto ma il pavimento, di tanto in tanto, fa storcere il naso — proprio la debolezza più letale per un regista tecnico, e il problema che più facilmente si amplifica nelle grandi competizioni con la nazionale.
L'ombra dei grandi tornei e l'aggiustamento di McGinn
McGinn non ha mai evitato le polemiche sulle sue prestazioni con la nazionale nelle grandi competizioni. Nelle ultime due edizioni degli Europei non è riuscito a replicare il livello mostrato in club, e le critiche non sono mancate. Di fronte al Mondiale di quest’estate, organizzato congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico, ha annunciato che affronterà la competizione con un approccio diverso.
Ha detto: «Personalmente farò alcuni aggiustamenti. Nelle ultime due grandi competizioni non ho espresso il mio miglior livello, e forse in squadra ce ne sono altri nella stessa situazione. Queste partite, questi tornei, richiedono che i giocatori chiave facciano la differenza nei momenti decisivi. Mi godrò l’atmosfera pre-partita, ma più ci si avvicina al calcio d’inizio, più bisogna concentrarsi sul giocare a pallone, senza farsi sopraffare dall’occasione».
Dal punto di vista fisico e di ritmo, i punti di forza di McGinn sono la copertura di campo, la lotta sulle seconde palle e la regia a centrocampo. L’Aston Villa di Emery si regge proprio su questo tipo di centrocampista, capace di fare il lavoro sporco e segnare nei momenti chiave, sostenendo la transizione tra fase difensiva e offensiva. In nazionale, però, l’intensità degli avversari, lo spazio tattico e la pressione psicologica sono tutt’altra cosa: in club si può trovare la forma giocando con continuità, mentre in un torneo spesso si ha solo 90 minuti per decidere tutto, con un margine di errore minimo.
Imminente il debuto della Scozia, la finestra per riscattarsi è aperta
La Scozia è nel girone C: domenica affronterà Haiti nella partita d’esordio, seguita da due impegni durissimi contro Marocco e Brasile. Per McGinn è insieme pressione e palcoscenico ideale per rispondere ai dubbi: aver giocato tutte le qualificazioni mondiali dimostra la fiducia del ct, il titolo in Europa League prova che non si tira indietro nelle partite decisive; ciò che resta da chiarire è se la mentalità da grande evento possa allinearsi al livello mostrato in club.
Secondo la nostra analisi, l’etichetta di «giocatore da pub» lanciata da Keane assomiglia più a un’etichetta sprezzante del mondo professionistico sulla variabilità delle prestazioni che a una negazione delle qualità. Se McGinn riuscirà al Mondiale a mettere in pratica l’idea di «concentrarsi sulla partita, non sull’occasione», stabilizzando il centrocampo con corsa, duelli e passaggi chiave, le voci su un rendimento insufficiente nelle grandi competizioni potranno essere superate da dati e nuove immagini. La prestazione di domenica contro Haiti sarà la prima prova.
Nel prosieguo del calendario la Scozia affronterà in successione Marocco e Brasile, e uscire dal girone non sarà facile. McGinn riuscirà a passare da «quello indicato da Keane» a «quello che il torneo ricorderà»? Tutto dipenderà dalla capacità di replicare integralmente sul palcoscenico mondiale il ritmo efficiente del centrocampo vissuto all’Aston Villa.