La nazionale panamense ha perso 0-2 contro l'Inghilterra nell'ultima giornata del girone dei Mondiali, chiudendo così la fase a gironi senza aver segnato né un gol né conquistato un punto in tre partite. Dopo la gara, l'allenatore Thomas Christiansen non ha fornito un calendario preciso per restare in carica o dimettersi, ma ha chiaramente affermato che valuterà con attenzione se continuare a guidare la squadra: una presa di posizione che ha spostato l'attenzione, dopo l'eliminazione, dal risultato della singola partita al futuro del suo mandato di sei anni.
Traiettoria dell'eliminazione nel girone: tre partite a zero gol
L'inizio di Panama in questa edizione dei Mondiali non è stato dei più facili. Nelle prime due giornate del girone, la squadra ha perso rispettivamente 0-1 contro il Ghana e la Croazia, e prima dell'ultima sfida contro l'Inghilterra le speranze di qualificazione erano già azzerate. Nell'ultima giornata, di fronte alla capolista del girone, Panama ha mostrato qualche pericolo in contropiede, ma ha comunque perso 0-2, chiudendo il girone con tre sconfitte e zero gol segnati.
Guardando il livello degli avversari, questo risultato non sorprende del tutto. Secondo i dati del ranking FIFA del sito, l'Inghilterra è al 4° posto, la Croazia all'11°, il Ghana al 74°, mentre Panama resta al 33°. I tre avversari hanno nettamente la meglio sia per forza complessiva sia per esperienza nelle competizioni importanti; Panama avrebbe dovuto sfruttare al meglio le poche occasioni per strappare punti, ma proprio questo non è riuscito a fare durante l'intera fase a gironi.
Dichiarazioni post-partita: serve tempo, e serve parlare con la famiglia
In conferenza stampa, quando gli è stato chiesto del suo futuro personale, Christiansen non ha dato una risposta immediata sul restare o andarsene. Il nucleo delle sue parole può essere riassunto in tre punti: serve tempo per fare il bilancio di tutti i pro e i contro dei sei anni alla guida del Panama; bisogna confrontarsi con diverse parti, soprattutto con la famiglia, che da tempo sopporta la pressione dovuta alle sue assenze; e, nonostante l'amara eliminazione, la squadra deve riprendersi al più presto per prepararsi alle prossime competizioni.
Questa formulazione rientra nella logica del cosiddetto «periodo di raffreddamento» che spesso segue l’eliminazione da un torneo importante: l’allenatore non annuncia subito la decisione nel momento di massima emotività, ma valuta la permanenza o l’addio tenendo conto anche dei fattori familiari e della pianificazione a lungo termine. Per la federazione panamense e per i giocatori, ciò significa che nelle prossime settimane permarrà l’incertezza sul fronte tecnico.
Osservazioni tattiche: difesa discreta, attacco incapace di concretizzare
Dopo la partita, Christiansen ha sottolineato in particolare che il Panama in questa Coppa del Mondo si è mostrato «piuttosto combattivo in difesa», aggiungendo però subito: «Bisogna ricordare contro quali squadre abbiamo giocato». Nell’ultima giornata, contro l’Inghilterra, ha descritto gli avversari come dotati di «pressione estremamente intensa» e la gara come «particolarmente difficile».
Sul piano dei dati, l’Inghilterra ha mostrato in questa partita i tratti tipici di una grande squadra che controlla il gioco: 67% di possesso palla, 17 tiri totali, 6 in porta e infine 2 gol segnati. Nel primo tempo, il Panama è riuscito a stringere gli spazi centrali e a limitare la costruzione avversaria nel mezzo, spingendo l’Inghilterra a gestire il gioco sulle fasce — un assetto difensivo da apprezzare. Il problema, però, è che quando servivano punti, la qualità delle ripartenze e l’efficacia in zona di conclusione non hanno tenuto il passo con l’intensità della gara: tre partite da zero gol in tutti i gironi, e l’eliminazione è stata decisa lì.
Il bilancio numerico di sei anni
Da quando ha preso in mano la Panama, Christiansen ha guidato la squadra in 94 partite, con 45 vittorie e 27 sconfitte. Una percentuale di vittorie vicina al 48%: per una nazionale di calcio di medie dimensioni, è un risultato che ha un certo peso. Anche dopo la gara ha sottolineato di essere «orgoglioso» dell’esecuzione dei giocatori in campo e ha affermato che «se ogni mese si riuscisse a giocare con questa intensità e velocità, la squadra progredirebbe naturalmente».
Tuttavia, i criteri di valutazione in un torneo importante non coincidono con quelli di qualificazioni e amichevoli. La Coppa del Mondo è un indicatore rigido: prendere punti, segnare gol, tradurre in risultati le intenzioni tattiche nelle partite decisive. In questo torneo, tre partite a zero gol e zero punti creano uno scarto rispetto al «abbiamo giocato bene» dell’allenatore — ed è proprio questo il contesto diretto della sua affermazione «serve analizzare tutto».
Oltre al futuro dell’allenatore: di quale passo successivo ha bisogno il Panama
Christiansen ha affermato infine che sperava originariamente di ottenere punti in questo Mondiale, ma «non ci è riuscito», e ne «prova rammarico». Al contempo ha rivolto il discorso al futuro: ciò che conta è «ritrovare la forma e prepararsi per le sfide che ci attendono».
Che l’allenatore resti o se ne vada, i problemi strutturali del calcio panamense non scompariranno automaticamente con l’eliminazione al Mondiale: di fronte a avversari europei e africani nelle prime 15 posizioni della classifica FIFA, come migliorare la produzione offensiva mantenendo la disciplina difensiva resta il tema centrale. Se Christiansen continuerà in panchina, dovrà tradurre lo zero gol del girone in aggiustamenti tattici chiari; in caso di cambio sulla panchina, il nuovo tecnico dovrà risolvere lo stesso problema con un bacino di talenti limitato e nel ciclo delle grandi competizioni.
Per ora, tutto resta in sospeso. Il cammino panamense ai Mondiali è finito, ma la risposta sul futuro dell’allenatore si chiarirà solo quando Christiansen avrà concluso quel giro di colloqui «con molte persone, soprattutto la famiglia».