Colombia ha battuto l'Uzbekistan per 3-1 allo Stadio Azteca, inaugurando con successo il cammino nel girone K del Mondiale. Luis Díaz ha firmato gol e assist, Daniel Muñoz ha sbloccato il risultato e Jaminton Campas ha messo il sigillo sulla vittoria; la neopromossa dell'Asia centrale ha trovato il gol con Abosbek Fayzullayev, il primo nella storia nazionale ai Mondiali, ma cinque minuti dopo il divario si è di nuovo allargato.
Differenza di livello e grinta: un classico «pressione sudamericana e ripartenze centrocasiatiche»
Se si mettono a confronto le recenti performance delle due squadre, il risultato non sorprende. I dati del nostro sito mostrano che la Colombia è salita al 13° posto nel ranking FIFA, guadagnando una posizione rispetto al precedente aggiornamento, con 1693,09 punti; l'Uzbekistan è 50°, anch'esso in ascesa di due posizioni. Vicecampione della Copa America contro una squadra all'esordio mondiale: sulla carta non erano nemmeno allo stesso livello. Tuttavia l'Uzbekistan guidato da Cannavaro ha giocato un primo tempo molto compatto: posizionamento basso, grande aggressività in pressing, tenendo la Colombia fuori dall'area di rigore per ben 39 minuti — finché un passaggio diagonale di Díaz non ha permesso a Muñoz di segnare con una conclusione ravvicinata e angolata, il terzo gol in carriera in nazionale.
Le statistiche tecniche confermano ancora una volta lo script classico in cui vince chi domina la palla. In questa partita la Colombia ha controllato il 61% del possesso, completato 520 passaggi con l'86% di precisione, effettuato 15 tiri di cui 4 in porta; l'Uzbekistan ha avuto il 39% di possesso, 8 tiri e solo 2 in porta, 318 passaggi con il 76% di precisione. C'è una somiglianza con la vittoria per 2-0 della Colombia sulla Polonia nel 2018 — anche allora non c'è stato un dominio assoluto nei tiri, ma un colpo decisivo nei momenti chiave. La differenza è che stasera l'avversario era più giovane, più sconosciuto, ma anche più meritevole di rispetto.
Primo tempo: palo, contrasti e il fragore del pubblico dello Azteca
Dopo il fischio d'inizio, James Rodríguez e João Ariaş hanno creato pericoli in successione, ma l’Uzbekistan si è comportato come un muro mobile. Behruz Karimov ha intercettato il pallone lanciandosi in avanzata, ma John Lukumi lo ha bloccato con un intervento in volo. Díaz ha colpito il palo, sfiorando il gol; subito dopo, nel tentativo di sgomberare con uno scivolamento, Abdukodir Khusanov ha atterrato Díaz e un fotografo a bordo campo ha avuto bisogno per un attimo di cure mediche — un episodio che racconta a meraviglia l’intensità fisica del confronto.
Più di 80.000 spettatori hanno tinto l’Azteca di giallo; le grida “Vamos Colombia” hanno fatto sembrare lo stadio messicano un’anfiteatro esterno di Bogotà. Muñoz ha ricordato nel dopopartita che, appena Díaz ha preso palla, si sono guardati negli occhi e poi gli ha servito un passaggio magico che significava “devo solo chiuderla io”. Per la Colombia, un’intesa simile vale più di qualsiasi statistica e dimostra che resta una delle squadre con maggiori chance di successo nel Gruppo K.
Secondo tempo: euforia del primo gol e crollo in cinque minuti
Nella ripresa l’Uzbekistan ha nettamente alzato i ritmi. Al 60’, Dostonbek Khamdamov ha servito Eldor Shomurodov; Camilo Vargas ha respinto il tiro rasoterra ma non ha trattenuto, e Fayzulayev ha segnato di testa da pochi passi — un momento storico per la squadra centroasiatica, con i tamburi da un lato dello stadio che hanno subito coperto l’altra tribuna. La gioia però è durata solo cinque minuti: Gustavo Puerta ha infilato un passaggio filtrante, Díaz ha appoggiato in diagonale e segnato di nuovo, mentre le tribune urlavano “Lucho”.
Campos ha poi segnato un altro gol, fissando il punteggio sul 3-1. Per l’Uzbekistan non è stata una sconfitta annientante: ha dimostrato di poter segnare sul palco del Mondiale e che lo schema contropiede di Cannavaro ha ancora spazio nelle partite tra grandi. Ma 14 falli, la pressione degli ammoniti e il divario nell’efficacia al tiro hanno reso impossibile completare la rimonta entro i 90 minuti.
Retrospettiva: la Colombia punta a “fare subito da riferimento”
Confrontando le prestazioni della Colombia in questo torneo con quelle del girone della Coppa del Mondo 2018, il punto in comune è che non serve dominare per tutta la partita: basta essere letali in transizione per chiudere la partita. Con 15 tiri, 4 in porta e 3 gol segnati, l’efficienza è stata notevole; contro il Portogallo, invece, avevano controllato il 67% del possesso e tirato 25 volte senza segnare, segno che tra “creare occasioni” e “concretizzare” c’è ancora un divario da colmare. Stanotte Díaz ha superato quel divario con un gol e un assist.
Per l’Uzbekistan, segnare al debutto mondiale è già un risultato di cui andare fieri. Se si considera anche la solidità difensiva emersa nelle prime tre giornate delle qualificazioni asiatiche per la stagione 2027, con tre 0-0 consecutivi, questa squadra potrebbe continuare a farsi chiamare “duro da battere”. Ma per puntare a punti nel Gruppo K, dovrà alzare la percentuale di tiri in porta oltre il 25% già dalla prossima partita: 2 tiri in porta e 1 gol segnato in questa gara sono già un rendimento superiore alle attese, ma non bastano per continuare a fare punti.
Prossimi appuntamenti
Il 28 giugno alle 07:30 la Colombia affronterà il Portogallo nella terza giornata del girone, una partita difficile che metterà alla prova la capacità di trasformare l’entusiasmo dell’esordio vincente in una prestazione decisiva per la qualificazione. L’Uzbekistan, dal canto suo, dovrà distaccarsi al più presto dall’euforia del primo gol e, nelle restanti partite, continuare a seguire la strategia difensiva di Cannavaro, migliorando al contempo la qualità delle finalizzazioni in contropiede. Il Gruppo K è ancora aperto, ma con un 3-1 la Colombia si è già messa in testa al girone.