Francia-Senegal all'esordio: i campioni in carica vogliono evitare il fantasma del 2002

Francia-Senegal all'esordio: i campioni in carica vogliono evitare il fantasma del 2002

Due battiti prima dell’apertura

Alle 21:00 ora locale del 16 giugno (CEST), la partita inaugurale del Girone I della Coppa del Mondo FIFA 2026 si disputerà in Nord America: la Francia, campione in carica, affronterà il Senegal, campione d’Africa. È uno dei match più attesi della sesta giornata del torneo; lo stesso giorno debutterà anche l’Argentina, ma il girone I, tra i più combattuti, riporta tutti gli occhi su un conto in sospeso da ventiquattro anni.

L’ombra del 2002 è ancora presente

Nel primo turno del girone della Coppa del Mondo 2002 in Corea e Giappone, il Senegal sconfisse la Francia, campione del mondo da poco, per 1-0: quella partita cambiò la narrazione del calcio africano sul palcoscenico mondiale. Ora le due squadre sono di nuovo nello stesso girone e si ritrovano proprio all’apertura; la coincidenza storica crea da sola una pressione psicologica enorme — per la Francia è il ricordo collettivo del «non possiamo perdere un’altra volta»; per il Senegal è una fonte di fiducia su cui contare.

Il ct del Senegal, Thiaw, è intervenuto prima della partita con tono calmo e tagliente: la squadra ha giocatori di livello mondiale, ha partecipato a tre Mondiali consecutivi e ha raggiunto tre finali di Coppa d’Africa nelle ultime quattro edizioni; il titolo di «campione d’Africa» non è una slogan. Ha sottolineato anche che il Senegal non ha solo la Francia come avversario: Norvegia e Iraq sono altrettanto ostici, ma «se siamo preparati al meglio, battere la Francia non è impossibile». In quelle parole non c’è orgoglio, solo la ferocia più pericolosa prima di un’apertura — credere in sé stessi, sapendo bene che ogni distrazione può far crollare tutto. Thiaw ha anche rivelato che il Senegal della Coppa d’Africa e quello delle due partite di preparazione «non sono esattamente la stessa versione»: la prima gara con tutti al massimo sarà la prova del nove della reale forza della squadra.

La Francia: record, passaggio di testimone e allerta sotto-stima

Il percorso mondiale della Francia guidata da Deschamps entra nel capitolo finale: al termine del torneo lascerà il timone a Zidane — e proprio quella notte dello shock del 2002 Zidane era assente dalla rosa per infortunio, un passaggio di consegne che conferisce a questa partita un ulteriore valore simbolico. Se la Francia andrà abbastanza lontano in questa edizione, Deschamps potrebbe eguagliare il record di 25 partite alla guida di una singola nazionale in un Mondiale, restando a soli cinque incontri da quella cifra; in una prospettiva più ampia, il rendimento di cinque vittorie e un pareggio nelle qualificazioni alimenta il sogno di una terza finale consecutiva — un'impresa che solo pochissime squadre hanno mai compiuto nella storia.

Ma il colpo di scena di lunedì, con il Capo Verde che ha tenuto testa alla Spagna, ha già suonato l'allarme per tutte le favorite al titolo. I Bleus di Deschamps, dalla sconfitta contro il Senegal nel 2002, non hanno più conosciuto una sconfitta nell'esordio del girone ai Mondiali (tre vittorie e due pareggi): il mantenimento di questo prestigio dipenderà dai primi quarantacinque minuti e dalla capacità di trasformare l'etichetta di «campioni in carica» da fardello ad arma.

Registro tattico: il ritorno di Koulibaly e la questione della difesa

Arrivato in Nord America, il Senegal aveva suscitato dubbi sul centrale e capitano Koulibaly, assente per infortunio nelle fasi conclusive del campionato saudita; il ct ha confermato che potrà scendere in campo, e anche il veterano Gueye è a disposizione — il ritorno dei pilastri difensivi è fondamentale per una squadra che vuole puntare subito ai punti nella prima tappa del torneo. Sul piano tattico, il Senegal dovrà condensare l'intensità di pressing degna di una vincitrice della Coppa d'Africa nell'angusto spazio temporale dell'apertura di un Mondiale.

I dati del registro non stanno del tutto dalla parte del narrativo ottimista del Senegal: dall’umiliazione inflitta alla Francia nel 2002, i Leoni della Teranga non hanno mai mantenuto la porta inviolata nelle successive 11 partite di fase finale ai Mondiali, e il limite della loro difesa deciderà direttamente se riusciranno a replicare il percorso verso gli ottavi. Nella storia mondialista del Senegal, con 12 partite totali (5 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte), il miglior risultato resta il quarto di finale del 2002; nelle qualificazioni ha collezionato 7 vittorie, 3 pareggi e zero sconfitte in 10 gare, guadagnando per la quarta volta consecutiva il pass per il mondiale, ma nelle ultime due edizioni è uscita ai sedicesimi. La Francia, al contrario, dovrà tradurre possesso palla e ritmo di pressing in efficacia realizzativa, evitando di ripetere l’incubo del 2002, quando dominò senza riuscire a sfondare. Anche Norvegia e Iraq, le altre due squadre del Gruppo I, non vanno sottovalutate: passare il turno non è un conto che si chiude con una sola vittoria a sorpresa.

La nostra anteprima

La Francia resta favorita in questa sfida, ma la particolarità della partita inaugurale rischia di amplificare l’instabilità psicologica fino a trasformarla in errori tattici: per ripetere l’impresa del 2002, il Senegal dovrà contemporaneamente «comprimere gli spazi» e «sfruttare le ripartenze»; se la Francia vuole scrivere un’apertura degna dell’ultima stagione di Deschamps, la definizione del possesso palla nei primi quindici minuti dirà più di qualsiasi slogan pre-gara. Il Senegal, privato del titolo di Campione d’Africa quest’anno per la controversia della finale di Coppa d’Africa, ha addosso la voglia di dimostrare al mondo il proprio valore; la Francia, dal canto suo, deve dimostrare in trasferta in Nord America che, dopo la sconfitta in finale del 2022 contro l’Argentina, resta una delle squadre più competitive di questo torneo.

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